Quando, verso il 1684, Newton e Leibniz diedero forma sistematica al calcolo, il problema di tracciare la tangente a una curva era già stato affrontato con metodi sorprendentemente moderni. Due protagonisti di questa “preistoria” della derivata sono Pierre de Fermat e Isaac Barrow.
L’adequatio di Fermat
Già intorno al 1636 Fermat aveva un metodo per determinare massimi, minimi e tangenti. L’idea, che egli chiamò adaequalitas (parola presa dal greco di Diofanto), consiste nel confrontare il valore della funzione in e in un punto vicino , trattando i due valori come “quasi uguali” e infine ponendo .
Per cercare il massimo dell’area di un rettangolo di perimetro fissato, Fermat pone l’adequatio cioè Sviluppando e semplificando i termini uguali si ottiene ; dividendo per , e infine, ponendo , si trova . È esattamente il risultato che oggi otteniamo annullando la derivata : il passaggio “dividi per , poi poni ” è, in forma embrionale, il limite del rapporto incrementale.
Il triangolo differenziale di Barrow
Isaac Barrow, primo titolare della cattedra lucasiana a Cambridge e maestro di Newton, nelle sue Lectiones Geometricae (1670) costruì le tangenti tramite un piccolo “triangolo differenziale” di lati e : incrementi infinitesimi dell’ordinata e dell’ascissa il cui rapporto fornisce la pendenza della tangente. È la stessa figura del nostro rapporto , e prepara direttamente il terreno alla derivata come limite.
Questi metodi restavano però legati al singolo problema geometrico: il salto di Newton e Leibniz fu riconoscere che dietro tangenti, velocità e aree si nascondeva un unico algoritmo — il calcolo — con regole generali e una notazione efficiente (Boyer, Katz).
Collegamenti
Argomenti: Derivate
Concetti: Retta · Retta tangente
Persone: Diofanto di Alessandria · Pierre de Fermat · Isaac Barrow