Uno dei risultati più eleganti del Seicento nasce proprio dall’iperbole equilatera , cioè dal grafico della proporzionalità inversa . Il problema che affascinava i matematici dell’epoca era la quadratura: calcolare l’area della regione compresa fra la curva, l’asse delle ascisse e due rette verticali.
Nel 1647, nel monumentale Opus geometricum, il gesuita fiammingo Grégoire de Saint-Vincent scoprì una proprietà notevole di quest’area. Indichiamo con l’area sotto l’iperbole fra le ascisse e . Saint-Vincent osservò che, moltiplicando entrambi gli estremi per uno stesso fattore, l’area non cambia: La ragione geometrica è che allungare le ascisse di un fattore schiaccia le ordinate dello stesso fattore, lasciando invariata l’area. Da qui segue subito la proprietà chiave: In altre parole, se le ascisse crescono in progressione geometrica, le aree corrispondenti crescono in progressione aritmetica. Ma questo è esattamente il comportamento che, pochi decenni prima, John Napier (Nepero) aveva posto a fondamento dei suoi logaritmi.
Fu l’allievo di Saint-Vincent, Alfonso Antonio de Sarasa, a rendere esplicito il legame nel 1649: l’area sotto l’iperbole è un logaritmo. Con il linguaggio moderno, La curva più semplice dopo la retta racchiude dunque la funzione logaritmo, e la base che ne emerge naturalmente è il numero : per questo si parla di logaritmo naturale.
La storia si chiude nel 1668, quando Nicholas Mercator, nella Logarithmotechnia, ricavò da questa stessa quadratura il celebre sviluppo in serie uno dei primi esempi di serie di potenze prima dell’avvento sistematico del calcolo infinitesimale di Newton e Leibniz.
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Argomenti: Iperbole omografica
Concetti: Area · Iperbole equilatera · Logaritmo · Proporzionalita inversa
Persone: Alfonso Antonio de Sarasa · Grégoire de Saint-Vincent · John Napier (Nepero) · Nicholas Mercator