Storia — Lo zero e la notazione posizionale
Il simbolo "" che oggi diamo per scontato è una conquista relativamente recente. I matematici greci e romani non avevano un simbolo per lo zero: nel sistema romano era impossibile scrivere “zero pecore” senza usare delle parole. Furono i matematici dell’India, intorno al V—VI secolo d.C., a introdurre uno zero come segnaposto e poi come vero numero a tutti gli effetti. Il termine sanscrito śūnya (“vuoto”) passò all’arabo come sifr, da cui derivano sia “zero” sia “cifra”.
Il sistema posizionale indo-arabo arrivò in Europa grazie ai matematici islamici e fu reso popolare da Leonardo Pisano, detto Fibonacci, nel suo Liber Abaci (1202): un libro che spiegava il vantaggio del nuovo sistema rispetto ai numeri romani — ad esempio, riusciva a moltiplicare due numeri di tre cifre senza ricorrere all’abaco. Ci vollero comunque oltre due secoli perché lo zero fosse pienamente accettato dai mercanti e dagli amministratori europei (cfr. Boyer, Storia della matematica, cap. 9).
Collegamenti
Argomenti: Numeri e operazioni
Concetti: Insiemi numerici · Zero
Persone: Leonardo Fibonacci