Oggi le formule di prostaferesi sembrano un dettaglio della goniometria, ma tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento furono un vero strumento di calcolo, usato dagli astronomi per aggirare una difficoltà pratica enorme: moltiplicare numeri con molte cifre a mano è lento e pieno di errori, mentre sommare è facile.
L’idea è racchiusa nella formula di Werner Supponiamo di dover moltiplicare due numeri e compresi tra e . Da una tavola dei coseni si cercano gli angoli e tali che e ; si calcolano le due somme e (operazioni facili); si leggono nella stessa tavola e ; infine si sommano e si dimezza. Il prodotto è così ottenuto senza mai eseguire una moltiplicazione, ma solo con addizioni, sottrazioni e letture di tavole.
Il metodo prese il nome greco di prostaferesi — da prósthesis (aggiunta) e aphaíresis (sottrazione) — proprio perché riduceva tutto ad addizioni e sottrazioni. Le identità di partenza risalgono a Johann Werner, matematico di Norimberga, all’inizio del Cinquecento; la loro applicazione sistematica al calcolo astronomico si deve però a Paul Wittich, che intorno al 1580 la introdusse nel celebre osservatorio di Tycho Brahe sull’isola di Hven, dove servivano moltiplicazioni continue per ridurre le osservazioni dei pianeti (Boyer; Katz).
La prostaferesi ebbe vita breve: nel 1614 Nepero pubblicò i logaritmi, che trasformano ogni prodotto in una somma in modo diretto () e senza il vincolo di lavorare solo con numeri tra e . Da allora le formule di prostaferesi tornarono a essere ciò che sono per noi: identità goniometriche utili a scomporre in fattori una somma di seni o coseni (Dunham).
Collegamenti
Argomenti: Prostaferesi werner
Concetti: Formule di prostaferesi · Formule di werner
Persone: Johann Werner · John Napier (Nepero) · Paul Wittich · Tycho Brahe